tra parole e storie
tempi sovrapposti
e volti nei tuoi occhi
riaccendono rincorse
l'allegria del tuo braccio
che mi tormenta il culo
trova nel sorriso
un che di amarognolo
compassata stagione morta
fusa e rifusa nell'aria che porti appresso
e che fa primavera da novembre a novembre
se nel tormento le parole contrapposte
accavallandosi riproducono parole
se una madre s'impiglia nel tuo giocherellare
tra l'alluce e la lingua
c'è colpa?
Nomefalso - Pronto ciao, Marisa?
Marta - No, Marta. Nomefalso?
N. - Sì, ciao Marta tutto bene? Scusami ho cambiato cellulare ieri. Tu hai il 339/4565645, giusto? E ti ho memorizzata correttamente sotto Marta. Ora, se chiamo il 349/5859696 memorizzato correttamente sotto Marisa, perchè rispondi tu? Tieni conto che tra Marisa e Marta non ho altri utenti. Secondo te è un problema di cellulare o di sim? Mi consigli di chiamare Nokia, Vodafone o cosa?
M. - Non serve. Basta mettere il numero 1 davanti a Marisa e ti compare anche prima di Angelica, Annarita, Antonia e addirittura anche prima di Angela, senza possibilità di confusione. Ricordi Angela?
N. - Certo, ma l'ho cancellata sei mesi fa dopo venti giorni che ci lasciammo io e te.
M. - Più o meno quando hai inserito l'utente Marisa?
N. - Esatto.
M. - E com'è che l'utente Marta non l'hai cancellato?
N. - beh, ci si sente ogni tanto, no?
M. - ah già le sveltine, giusto?
N. - Perchè la prendi così? Dai, chiamo Nokia o Vodafone?
vorrei staccare il corpo
dalla mia ombra
e con l'attimo
tagliare lo sguardo dei vent'anni
tirarmi dietro quell'anima irruente
strapparla al tempo
alla sua storia
spingerla nel burrone del silenzio
congelarla
nell'attesa di niente
che il nulla accada, è beneficio
come vivere fosse malvagio
essere per colpire e succhiare
si compenseranno mai frustate, baci dati
le carezze mancate?
quale contabile assumere al rendiconto finale?
Molti entrano nella confidenza dell'altro sconosciuto dall'ingresso principale, dentro risate e amenità. A me tocca la porta di servizio. Non riesco a ridere e scherzare se prima non gli tocco un poco l'anima.
Gliel’ho detto tre volte, guarda che è matto. ride. Mi fa una rabbia. sempre provato rabbia davanti alla sufficienza. Carla teneva quell'atteggiamento sul lavoro, anche con me. La sera no, si faceva dolce ma prima di mollarmela se la menava per circa un'ora tra passeggiate, gelato, malumori della madre e fissazioni del padre, più opprimenti che mai. Mi rigirava tutto manco fossi il suo cestino dei rifiuti tossici. Però poi la mollava. Ma questo qui è il tipo che ride ai funerali, glielo leggi in faccia. quel solco sulla guancia destra stampato come fosse uno sfregio da arma bianca. E ride
Il cavallo si alza e con la solita eleganza gira appena a sinistra, fa una elle e scopre la regina nascosta dietro che brucia il suo re. Te l'ho detto stronzo, è matto.
E' bello conoscere una donna, Felice Bauer, dalle lettere di Kafka a lei commentate da Canetti, senza che per altro siano reperibili le risposte e le lettere di lei a Kafka, per il sol fatto che andarono perdute. Si legge tormento di lui per un amore volutamente mancato, compensato solo dalla fantasia per aver evitato una supposta sofferenza a entrambi. In questa continua compressione del fare che certifica la persistente impotenza di Kafka quasi in ogni attività umana, scrivere diventa esclusivo cunicolo dove l’energia ripiega. E' probabile che un Kafka più positivo e forse anche meno infelice, non avrebbe prodotto la sua opera e oggi non potremmo raccoglierlo così come la storia ce lo rimette e saremmo stati noi un po’ meno ripagati dalla sua felicità.
Il saggio di Canetti è un atto d'amore verso Kafka incisio nella realtà, a compensazione/sostituzione dell'atto mancato dell'autore praghese verso Felice, rapporto che di reale ebbe solo la scrittura. Un debito che Canetti sembra accollarsi e pagare per surrogazione.
In questa strana camera di compensazione noi che leggiamo restiamo ultimi beneficiari di un montante debitorio che col tempo s’è fatto ricchissimo
decidi tempo
e prendimi schietto
tra sassi scivolosi
di felicità inique
oblique
ubiquità del bene
residui lamentosi e amori scomposti
girandola paziente di tombe e culle
a rincorrersi
decidi che fare
di quest'ansia viva
repressa e compressa
come mortadella
che fare
opportunità infinite
di marketing e know how
di giovani e giovani
e infiniti giovani
dove non s'invecchia mai
scomparsi per sempre
decidi che fare
non so bene cosa si metta in moto ma quando ci sentiamo poi al circolo vinco di fila sei sette partite a scacchi.