Guardate qui la rilevazione di tutte le scosse effettuata a cura degli esperti dell’osservatorio istituto nazionale geofisica e vulcanologia (selezionare anche il mese di marzo).
Ogni evento tellurico viene così segnalato
quindi la protezione civile e' stata costantemente informata.
Gia' dall'inizio di marzo la successione e l'incalzare delle scosse nell'aquilano , in media a 10 km. di profondita', avrebbe dovuto preoccupare la protezione civile. Da meta' marzo, poi, le scosse si intensificano e nei giorni precedenti il 5 aprile la magnitudo si alza e la profondità aumenta. Ripetutamente si registrano scosse importanti nelle ore precedenti l’evento catastrofico ( alle 20,48 del 4/4/2009 magnitudo 3,9 – ore 22,39 magnitudo 3,5 ) poi la scossa tremenda alle 1,32 del 5/4/2009 magnitudo 5,8 . solo un irresponsabile poteva far finta di nulla. Questo paese e' nelle mani della sufficienza legittimata dalla comunicazione omissiva e falsificata.
tutti i parenti delle vittime devono sapere questi fatti, tutti gli italiani devono conoscerli. il mondo intero deve sapere queste poche cose, nelle mani di chi siamo. Non si trattava di prevedere un terremoto con precisione millimetrica come ci vogliono lasciar credere, ma di attendersi con certezza una forte scossa in tutta la zona dell’aquilano. Certo diventava difficile per il governo italiano provvedere allo sfollamento di un milione di persone o forse piu’. Dove ricoverarli, e per quanto tempo? cose inimmaginabili in questo paese ! meglio dunque essere ottimisti, e come la crisi anche il terremoto passerà. giusto Bertolaso? e’ solo e sempre una questione di comunicazione , giusto Berlusconi? questo paese mi fa sempre più paura!
e tutto questo
questo dolore, ha senso?
altalena di ferite
partita doppia
colonne contrapposte
io e voi
debiti e crediti
e non c'è saldo
dov'è il mio avere
giorni solidi, mancano sorrisi
duri come lacrime di cristallo
incubo, la follia cosciente
sei miliardi siamo, siete
ci sia uno
che sia uno almeno
capace di abbracciarmi?
Il singhiozzo
del motore a scoppio
ingolfato
punterie difettose
modelli ascensionali imperfetti
flussi compressi
combustibile e comburente
a contendersi il cilindro
di quest’anima confusa
pistone ingrippato
da biella traditrice
vado e vengo
vado e vengo
se decide il destino
(cazzo ridi coglione, scrivila tu una poesia da morto)
La nostra Costituzione è una tutela forte dello stato di diritto democratico e solidale in cui tutti noi crediamo. La legalità è il fondamento su cui poggia tutta la convivenza civile. Una legalità sostanziale ispira costantemente ogni passaggio della nostra Carta, consegnata nelle mani del legislatore ordinario all’indomani della sua approvazione. Una delle più evolute nel mondo occidentale e tra i paesi europei in tema di tutela dei diritti umani. Liberale e solidale, il tracciato dei valori fondativi ispirati alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, riassunti nella successiva Dichiarazione universale dei diritti umani del 10 dicembre 1948. Principi e valori che gli stati europei adottarono con l’adesione alla Convenzione europea dei diritti umani del 1950. Riassumo i passaggi decisivi della genesi normativa perché nella legge quale strumento di certezza e di universalità fonda l’attuazione dei due cardini portanti della nostra Costituzione: principi liberali e solidali.
In questi giorni non si fa che discutere della certezza della pena, più che della certezza del diritto. L’aspetto sanzionatorio dell’universo normativo ha rubato l’immaginario degli italiani. Lei per primo, Sig. Presidente, ha ritenuto necessario intervenire censurando in modo netto ed inequivocabile la deriva razzista, sessista e discriminatoria segnata da recenti eventi di cronaca. E’ quindi un pericolo che Lei intravede se organi istituzionali, politici e di stampa fomentano il senso della paura nella convivenza sociale per giustificare un grado sempre più crescente di limitazione della libertà e di invasione nella sfera intima del cittadino, fin dentro il suo corpo. Mentre organi di stampa e parte delle istituzioni fomentavano la paura collettiva, additando nello stupro e nello straniero il germe del male, studi e ricerche scientifiche, a volte condotte da associazioni per la tutela della donna, sostenevano che i reati nelle città sono generalmente diminuiti dallo scorso anno, che la violenza sessuale pure segna una vistosa flessione. Ma è bastata la concentrazione mediatica attorno a due casi per far scattare l’allarme sociale. Da lì la reazione dello Stato, a mio parere spropositata e consolatoria. Se ne ricava che il provvedimento non conteneva in sé i requisiti della necessità e della urgenza. Parlo del “decreto sicurezza”. In poche ore si è scardinato un sofisticato meccanismo carcerario e della esecuzione della pena, frutto di preziosi studi interdisciplinari condotti per anni ed indirizzati proprio alla tutela dell’ordine pubblico, attraverso il recupero e la risocializzazione del condannato. Mi riferisco alla c.d. legge Gozzini, un altro esempio di grande civiltà giuridica del nostro paese che va sommato ai delicati equilibri istituzionali previsti dalla nostra Costituzione che fa dell’Italia un’avanguardia giuridica invidiata dal mondo intero. Non a caso, forse, si tenta di scardinarla per via “ordinaria” ed in modo silente.
In più, l’inopportuno “decreto” viene varato sull’onda della emotività collettiva, proprio mentre in commissione giustizia era già in discussione il più organico disegno di legge che meglio avrebbe disciplinato la materia.
Ma ciò che più duole, Sig. Presidente, è notare come quei principi contenuti nelle “Convenzioni” e nelle “Dichiarazioni” appena richiamate siano stati disattesi per decreto legge. Per come lo Stato italiano abbia sostanzialmente violato il principio della irretroattività della legge penale.
Chiarisco meglio. L’art. 8 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 , così recita:
“La Legge deve stabilire solo le pene strettamente ed evidentemente necessarie e nessuno può essere punito se non in virtù di una legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata.”
Ed ancora, la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI, Parigi 10 dicembre 1948, con i due commi dell’art. 11 ammonisce:
1. Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.
2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.
Infine, l’art. 7 della Convenzione europea dei diritti umani del 1950, anch’esso in due commi, prevede:
“1. Nessuno può essere condannato per una azione o una omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o internazionale. Parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso.
2. Il presente articolo non ostacolerà il giudizio e la condanna di una persona colpevole di una azione o di una omissione che, al momento in cui è stata commessa, era un crimine secondo i principi generale di diritto riconosciuti dalle nazioni civili.”
In quei contesti normativi “superiore” e “ più grave” con riferimento alla pena, non può che ritenersi una tutela di diritto sostanziale. Sia la “Dichiarazione” che la “Convenzione” intendono tutelare le persone ed i cittadini sulla “certezza del diritto”, affinché tutto l’universo normativo che abbia efficacia diretta ed indiretta sui diritti, sugli obblighi e sulle sanzioni, sia riferibile esclusivamente al momento della azione. Al momento, cioè, nel quale l’atto omissivo o commissivo viene compiuto. E non importa se la mera previsione normativa resta inalterata nella quantità della pena (legge penale), se poi la modalità per la sua effettiva espiazione muta in modo vigorosamente peggiorativo (c.p.p. ed altre leggi), affinché si possa pacificamente affermare che la “certezza della legge” ha subito un grave pregiudizio. “Dichiarazione” e “Convenzione” tutelano l’essere umano in quanto tale e le pene alle quali si riferiscono sono quelle di fatto erogate, non già il valore nominale di esse contenuto nel tessuto normativo di un ordinamento. Scontare due anni di detenzione all’interno di un carcere, spesso senza neppure la garanzia dei minimi requisiti di vivibilità, è pena molto diversa da quella scontata in affidamento ai servizi sociali o per mezzo di misure alternative previsti dalla legge Gozzini.
Se dobbiamo sostenere di vivere in un paese civile dove lo Stato fonda la sua autorità nella “certezza della legge”, dobbiamo anche poter dire che una trasgressione non può essere punita - in modo effettivo, sostanziale – da una norma successiva. Questo non può accadere neppure negli stati dichiaratamente “religiosi” . E’ altresì irrilevante se il “decreto sicurezza” apporta variazioni ad articoli del codice di procedura penale e non già al codice penale. E’ questa, a mio avviso, una constatazione del tutto inefficace se per un fatto commesso quando era pienamente in vigore la legge Gozzini, il condannato si trovi oggi a scontare una pena definita nella sua modalità esecutiva e sostanziale da una norma successiva. E siccome la stessa legge Gozzini ha subito nel tempo diverse modifiche, capita che il responsabile di un reato commesso vigente quella legge, si sia trovato nel tempo ad espiare tutta o parte della pena in modo sostanzialmente peggiorativo rispetto all’originaria previsione normativa. Se proprio si volesse estrarre un principio da come la successione della legge penale o di sostanziale rilievo penale, viene interpretata nel nostro paese, l’unico estraibile sarebbe quello della “incertezza del diritto”. Va da sé che la “certezza della pena”, tanto osannata quale panacea della sicurezza, cede ogni vincolo di naturale familiarità civica e giuridica se la madre, la legge, resta incerta.
Distinti saluti
divoro brandelli d’amore
solitario e sottopelle
inconsapevoli donatori di vita
piccole figure anonime
fortificano muri all’angoscia
forza nuova e paura fuse
andirivieni di lacrime e resistenza
gira un sangue rosa
tenerezze sparse
femminino di uomini e donne
è il pasto mio oggi
- I suoi Scritti sono molto oscuri, molto difficili. Qualcuno che voglia capire i propri problemi leggendoli si trova profondamente smarrito, a disagio. (intervistatore)
- “I miei Scritti non li ho scritti perché vengano capiti, li ho scritti perché vengano letti. Che non è per niente la stessa cosa” ….. “D’altro canto devo constatare che anche se la gente non li capisce, ne è toccata. L’ho notato spesso. Per un certo tempo non si capisce niente, è verissimo, ma questo produce un certo effetto. Ed è per questo motivo che sono propenso a credere che, contrariamente a quel che in genere ci si immagina, gli Scritti vengano letti.“… “ Ovviamente, quando si cominciano i miei Scritti, la cosa migliore da fare è di capirli. E visto che non li si capisce, si continua a credere di capirli. Non l’ho fatto apposta, che non si capiscano, è stata una conseguenza delle cose.” (Lacan)
- Giura (nomefalso)
Lidana: Io posso dire una cosa: che sono stata in semilibertà per un anno e nove mesi, eppure non ho mai avuto un rapporto sessuale durante quel periodo. Perché? Perché hai un’ora e mezza tra la fine del lavoro e il rientro in istituto, non hai una casa in cui appoggiarti, non hai niente; in mezzo alla strada non l’ho mai fatto a vent’anni, figurati adesso che di anni ne ho quaranta. Non mi metto a tirare giù i pantaloni a un uomo in mezzo alla strada. Se una avesse il fidanzato o il marito, quando va in permesso a casa sua, si potrebbe anche fare, ma, nel mio caso, che non sono né sposata né fidanzata, oltretutto con gli arresti domiciliari da mia mamma durante il permesso… Cosa faccio, porto una persona che ho conosciuto chissà dove a casa di mia madre? Se almeno fossi a casa mia, da sola… farei una telefonata e direi: "Vieni a trovarmi? ti preparo qualcosa da mangiare", e da cosa nascerebbe cosa, invece in queste condizioni… proprio non ho mai scopato.
Ornella: (volontaria): Scopare non mi sembra un termine molto "elegante".
Non si può finire buttati là come due cani da accoppiamento
Lidana: Ma è la realtà! Cosa dovrei dire: "Fare l’amore?". Quando non sei innamorata diventa solo uno "scopare", non è che ci scappa chissà cosa. Ammettiamo che lo vuoi fare per istinto animalesco, perché sono quattro anni che non lo fai, allora non è più fare l’amore. Invece se avessi avuto un appartamento per conto mio, nonostante la semilibertà e il rientro in istituto e con qualche mezza giornata per stare in casa mia, sarebbe stato tutto diverso. Ma sia per le straniere sia per le italiane come me, che non sono qui della zona, c’è il lavoro e poi devi tornare qui dentro. Se una è mezzo suonata e lo fa in un bagno pubblico, si chiude lì in piedi… è squallido, e di squallore ne abbiamo già a sufficienza durante gli anni di carcerazione. Per cui ci vuole un po’ di criterio, non si può finire buttati là come due cani da accoppiamento.
Poi io non sono più una ragazzina, parlo per me naturalmente. C’è chi è più giovane ed ha più brio e più sprint e lo farà dove crede. Con gli anni si cambia, si ha necessità di altre cose, hai altre esigenze, hai bisogno di tranquillità e non vuoi fare le corse su e giù. Ho più piacere ad andare in un ristorante se ho un’ora e mezzo di tempo, perché ho voglia di stare in tranquillità e basta. In carcere si diventa tutti strani, ti fanno diventare strana e perdere la tua naturalezza.
Christine: Comunque va detto che durante la detenzione noi donne soffriamo della negazione del sesso. Parlando di me e della mia esperienza vi confesso che mi tormenta parecchio. Ad ogni carcerazione immaginavo che, come avrei messo un piede fuori, avrei commesso un’autentica violenza al primo che mi ispirasse "bene", violenza nel senso di un vero e proprio assalto fisico. Invece non è mai successo. A essere sinceri non è mai così. La realtà è che appena esci ritorni a poter scegliere e non senti più questa esagerata e alterata voglia di sesso, non ti basta più, o almeno a me non basta fare solo sesso.
Una volta ricordo che mi è successo che dopo una detenzione di due anni, durante la quale nutrivo un sacco di fantasie erotiche e molto spinte di ciò che avrei fatto appena libera, cioè, "di tutto e di più", in realtà poi non ho fatto nulla perché mi hanno arrestata dopo poco, e condannata a cinque anni di pena, e pazienza! Però, però di non avere fatto diventare realtà qualcuna delle mie fantasie a "luci rosse", questo sì, mi rodeva terribilmente. Dopo tre anni ero nei termini per il primo permesso premio, e allora mi sono organizzata proprio per benino, ho calcolato persino i punti e le virgole. Il giorno in cui sono uscita, un po’ distante dal carcere mi attendeva in macchina, per non essere visto ed eventualmente riconosciuto, un tizio del maschile che conoscevo e che era da poco tornato libero, ma era pur sempre un pregiudicato e non avrei dovuto frequentarne alcuno, giusto? Oltre a lui c’era un cugino che si metteva al posto di guida. Da Terni dovevamo andare fino a Vicenza, dove avrei trascorso i tre giorni di permesso. Per strada ci fermammo davanti ad un Motel e sinceramente percepivo un senso di pentimento, ma non fa parte del mio carattere di fare marcia indietro, così, mentre suo cugino aspettava in macchina, in una anonima stanza si è consumato un rapporto sessuale che mi ha lasciato solo tanto umiliata. Non ho più ripetuto l’esperienza. Terminata l’espiazione della mia condanna e ritornata a Bolzano, ho incontrato poi l’uomo con il quale sarei andata a convivere, ma per tre mesi non gli ho concesso di avvicinarsi troppo a me.
Il fatto è che dentro si fa presto a dire, pensare o fantasticare. Come esci, devi fare i conti con la realtà, con te stessa e quella che sei davvero. E per questo ci vuole tempo. In carcere poi si diventa tutti strani, ti fanno diventare strana e perdere la tua naturalezza.
Lidana: Non vi è capitato che al primo anno di carcerazione vi si è bloccato il ciclo mestruale? Quindi abbiamo davvero uno scombussolamento d’ormoni, uno sconvolgimento di tante cose. Figuriamoci, anche lì ci vengono i tabù! Solo la fantasia va oltre, ti fa immaginare che poi, fuori, farai tante cose, ma la pratica non è così.
ci abituiamo a frenarci, ad avere sotto controllo le nostre emozioni e sensazioni
Christine: Un altro problema poi è l’autocontrollo. In carcere ci abituiamo a frenarci, ad avere sotto controllo le nostre emozioni e sensazioni, anzi, spesso a non farle neppure trasparire, quindi prima di intraprendere una relazione ed avere un rapporto intimo c’è da valutare pure questo, gli effetti di anni di spaventoso autocontrollo. È per questo che quasi quasi preferirei poi iniziare una storia con uno "alla pari", cioè un uomo con alle spalle anche lui un’esperienza di carcere.
Elena: Per quel che mi riguarda, sceglierei comunque di condividere un’esperienza, che può essere solo di attrazione sessuale o anche di innamoramento, con una persona che ha vissuto i miei stessi problemi, piuttosto che avvicinarmi a persone estranee alla galera. Sarà un mio complesso, ma io faccio fatica ad iniziare un rapporto con persone che non abbiano avuto come me problemi con la giustizia.
non aspetterò dei mesi prima di avere una relazione, no, io farò presto
Veronika: Io non sono mai stata in galera prima, però penso che non aspetterò dei mesi prima di avere una relazione, no, io farò presto, non aspetterò mesi.
Christine: Allora vai con il primo che ti capita?
Veronika: Ma no, c’è già uno che mi aspetta, uno che conosco da prima, e con cui ora mi scrivo.
Lidana: Comunque questa cosa che ha detto Elena è brutta, il fatto che ti trovi bene solo con una persona che ha avuto la tua stessa esperienza di carcerazione. A me non sta bene, piuttosto sto da sola.
Christine: Quante di noi comunque hanno iniziato storie sentimentali in carcere per corrispondenza? Io però lo voglio conoscere anche di persona, prima di avviare un rapporto più profondo; se poi non nasce quel certo feeling anche di persona, se lo trovassi diverso da come mi ha fatto credere e non fosse all’altezza delle mie aspettative, pazienza. Ognuno per la sua strada.
per quanto riguarda "scopare" cipuò essere quello che ti attrae...e allora si fa, si fa
Giulia: Io penso che ci sia una distinzione tra scopare e avere dei rapporti affettivi. Per i rapporti affettivi io credo di essere una persona molto selettiva, perché uno con cui voglio avere un rapporto affettivo deve essere per forza intelligente, sennò non esiste. Invece per quanto riguarda "scopare" ci può essere quello che ti attrae, insomma, e allora si fa, si fa.
Ornella: Ma se è uno scemo, ti può attrarre? Non occorre avere a che fare con persone intelligenti per scopare?
Giulia: Ma no! Una persona che ti può attrarre a livello fisico non serve che poi abbia chissà quale grossa testa, se la cosa si risolve solo in un rapporto sessuale. Se poi scopa bene, perché no?
Antonietta (insegnante): Sì, ma il problema è un altro, non vi pare? Se la galera incide o no sulla sessualità!
Giulia: Fammi arrivare, io riconosco che ci sono comunque due livelli, ma a scopare non ho avuto problemi una volta che ero fuori.
Ornella: Quindi il carcere, per te almeno, non ha avuto nessun effetto da questo punto di vista?
Giulia: No, secondo me il carcere ha di questi effetti, ma a livello affettivo più che altro. Io credo però che la parte animale di una persona, cioè stiamo parlando di istinti, di carnalità, dunque appunto di parte animale di una persona, se prova attrazione per qualcuno, potrà essere trattenuta all’inizio, ma non avrò poi dei grossi problemi. I grossi problemi io li trovo invece a livello affettivo, questo sì. Secondo me, il fatto che rimani chiusa per tanto tempo ti ferma a livello emozionale, e questa è una cosa che riguarda la crescita di una persona, ma che per me è differente dall’esperienza carnale. A me non va di fare sesso e basta.
Christine: A me quello che non va è di fare sesso e basta. Io ho bisogno di sentirmi totalmente coinvolta, anima e corpo.
Lidana: Io quando sarò libera non credo che avrò problemi, i problemi ci sono quando non c’è il tempo, non mi sta bene di farlo così di corsa.
Marta: Ma se è una questione di avere poco tempo, solo un’ora, un’ora e mezza per fare sesso, questo non capita solo a chi deve rientrare in carcere dopo il lavoro, a volte è la stessa cosa fuori, quando hai un rapporto stabile con una persona ma devi ugualmente ritagliarti dei piccoli spazi e fare in fretta, rispetto alla tua famiglia, al lavoro, a tante cose che ti assorbono tutto il tempo, però lo fai, si fa lo stesso.
Lidana: Ma se non ho una casa, né una macchina, dove vado?
Giulia: Chiariamo una cosa però, adesso non facciamo tutte le puritane, che la scopata in doccia non l’abbiamo mai fatta. Se una ha veramente un desiderio e si trova con un’ora a disposizione, non mangia, ma lo fa! E non parliamo d’albergo, non ci andavamo neanche quando eravamo fuori. Mi sembra che qui dentro siamo diventate tutte che vogliamo la cameretta, le candele, insomma!
Ornella: No, aspetta, Giulia. Non sono d’accordo sul modo in cui la metti tu, perché secondo me il discorso di Lidana, al di là di farne una questione di un’ora, o di un’ora e mezza, è diverso. Lei parla di avere le condizioni adatte perché non diventi un fatto di fare una scopata e basta, che uno può anche fare, ma non a tutte va bene.
Giulia: Perché non vuoi scindere la carnalità dall’affettività, tantissime donne non la fanno la scopata e basta.
Ornella: Ma scusami, Giulia, tantissime donne non la fanno, la scopata e basta, e non perché non possono, ma è il disagio di cui parlava Lidana, di trovarsi a quarant’anni a dover fare delle cose che potevi fare forse quando ne avevi venti, con una testa, un’esperienza, una vita alle spalle molto diverse. Io adesso non avrei nessuna voglia di essere costretta a fare sesso di corsa, con la fretta e l’ansia.
Sonia: Ma c’è la privazione del carcere, quando una persona ha fatto tanti anni di galera allora in quel momento credo che possa non pensare a niente.
Antonietta: Però l’esperienza di Christine è opposta, lei dice che quando era in carcere non pensava che ad andare fuori e che tutto si sarebbe aperto al mondo del sesso, del desiderio represso, invece dopo ha detto che ha avuto grosse difficoltà.
Se sono innamorata, come faccio a non desiderare un rapporto intimo completo?
Christine: Sì, e lo riconfermo. In ogni modo se avessi avuto un rapporto affettivo da prima del carcere, voglio dire, ovviamente il discorso sarebbe diverso. Così pure se fossi in semilibertà con un’ora sola a disposizione, me la farei bastare, sempre se fossi innamorata, è perché "sono" innamorata che me lo faccio bastare il tempo, perché non ho alternativa. Se sono innamorata, come faccio a non desiderare un rapporto intimo completo? Così mi adeguerei alle circostanze, che vi devo dire? Ma se non avessi un legame già consolidato, mi troverei piuttosto altre cose da fare.
Senad: Io ho mio marito che mi aspetta, spero che mi aspetti; quando uscirò non so come sarà, forse per un mese mi girerò da una parte e lui dall’altra. Forse non avrò il coraggio immediatamente. Io la penso così. Anche se mi manca e lo desidero, forse proverò vergogna, non so come mi comporterò, se vado fuori e sono io a cercare un uomo, non vedo perché mi devo sentire umiliata.
Marta: Se io esco dalla galera e mio marito pretende, perché io sono appena uscita e lui mi sta aspettando, che io la prima sera vada con lui ad ogni costo, in questo caso sì che mi sentirei umiliata e non riuscirei. Non so se lo farei con mio marito dopo un giorno o dopo un mese, sicuramente il primo giorno non lo faccio. Però, quello che diceva Christine non lo capisco, se vado fuori e sono io a cercare un uomo, anche se poi può piacermi non più di tanto, non vedo perché mi devo sentire umiliata.
Ornella: No, secondo me state estremizzando le cose, il discorso di Christine è diverso. Senz’altro, a volte la vuoi tu una cosa, però poi molto dipende dalla sensibilità della persona, e può succedere che uno, che sembrava attento e sensibile, si riveli diverso, frettoloso, rozzo. Un uomo ti può anche umiliare, ti può fare sentire che ha solo voglia, per l’appunto, di scopare e basta, e che tu non esisti come persona. Ci sono tanti modi di umiliare.
Slavica: Va bene, se l’hai conosciuto per corrispondenza, come succede spesso qui, dovrai mettere in conto ciò che ti può succedere, anche di negativo, e rimanere con i piedi per terra.
Christine: Ha ragione Slavica, però ho imparato la lezione. Io mi lascio spesso prendere dall’entusiasmo e poi finisco col sedere per terra. E sono pure una che combina guai, una che sfiora spesso l’incoscienza.
Slavica: È anche vero che si scrivono tante cose, per lettera scriviamo tante cazzate, ma la verità la vedi quando sei fuori.
Ornella: Quando conosci una persona, che tu la conosca per lettera o la conosca dal vivo, un po’ ti crei delle aspettative, hai una certa idea, che non sempre viene confermata dalla realtà. Allora molto spesso ti capita che ti scrivi, ci parli, ti piace, e poi questa persona si rivela proprio nel sesso con una caduta totale di sensibilità, di gusto.
Giulia: Allora posso sentirmi delusa, ma non "umiliata".
Christine: Ascolta Giulia, finiamola, no? Abbiamo un modo diverso di vedere e sentire le cose e a me sta benissimo, siamo diverse e stop.
Lidana: Io sono contraria a quello che diceva Elena prima, non mi piacerebbe avere rapporti sessuali con una persona che si è fatta tanti anni di galera, lui potrebbe avere più tabù dei miei, avendo passato la mia stessa esperienza, perché non siamo solo noi donne ad avere problemi e tabù. Invece se vado con uno che non è mai stato in carcere, lui potrebbe essere più spigliato di me e ci potremmo "prendere" a vicenda.
Christine: È pur vero che gli uomini che sono stati in carcere possono avere anche loro una iniziale difficoltà. Ho sperimentato questa cosa con il mio ultimo compagno. A parte che, mentre lui lavorava, io appena uscita avevo ripreso la mia attività illegale, perciò tenevo le "distanze" anche per questo motivo: lui era in affidamento da pochi mesi. Così prima ho mollato quelle storie lì e solo dopo abbiamo avuto un rapporto intimo. Un lungo fine settimana passato praticamente nel letto e soltanto il terzo giorno abbiamo avuto, come dire, una fusione, un completamento, un’intesa al cento per cento. Anche lui si era fatto anni di carcere, era bloccato e abituato alla masturbazione e per me era la stessa cosa, quindi c’è occorso un po’ per essere in armonia, capite come?
Per un uomo c’è il discorso di sentirsi chiamato a dare una prestazione di un certo tipo
Ornella: Dal punto di vista puramente fisiologico ha molta più paura un uomo di essere "inadeguato", di fallire. Una donna, se non altro può nascondere il fatto di non provare piacere, c’è anche un’abitudine alla menzogna in questo campo, mentre per un uomo c’è il discorso di sentirsi chiamato a dare una prestazione di un certo tipo, a dimostrare di essere all’altezza. Una cosa che sarebbe anche interessante discutere riguarda le aspettative che uno si crea mentre è in carcere, perché forse a volte possono avere anche un peso negativo, quando si esce dal carcere e la realtà è molto più deprimente di come uno l’aveva sognata.
Giulia: Sono più che altro le aspettative affettive, che poi coinvolgono anche la sfera sessuale.
Lidana: Io gli affetti li ho curati nel periodo che sono stata in semilibertà, il sesso no. Infatti ho un grandissimo amico che mi viene a colloquio adesso tutte le settimane. L’ho conosciuto fuori, è incensurato, non ha mai avuto neppure una multa per divieto di sosta, ha la mia stessa età, conosce la mia situazione e ha detto che mi aspetterebbe anche se avessi da fare vent’anni. Ma uno che ha fatto carcere come me non lo voglio, piuttosto rimango da sola, non mescoliamo sesso e sentimenti.
Giulia: Se conosci un uomo con cui stai bene e anche lui è stato in carcere, non credo che questo fatto possa impedirti di provare ad approfondire il rapporto. Però, ancora una volta, non mescoliamo sesso e sentimenti.
Antonietta: Io non sono tanto d’accordo sul fatto che il sesso sia solo istinto e cosi via, no. Io direi che anche il sesso è costruito sulla cultura, ci sono anche studi, di tipo sociologico, che dimostrano che c’è prima la cultura, poi c’è il sesso. Questo discorso di un istinto separato, carnale, non mi convince.
Giulia: Ce l’hanno gli uomini, non possono averlo anche le donne?
Antonietta: No no, anche per gli uomini è una questione di cultura, solo che la cultura maschile è di un certo tipo. In ogni modo si sa che gli animali in cattività soffrono terribilmente, cioè l’accoppiamento di un animale in cattività è molto, molto difficile. Quindi, tanto più dovrebbe essere per una persona, se è in cattività questa condizione deve incidere in qualche maniera pesantemente sui suoi comportamenti.
Christine: A me comunque decisamente non riesce di dividere il sesso dai sentimenti.
Giulia: Perché non vuoi dividere. Tu hai scopato sempre per amore nella tua vita? non ci crederò mai!
Christine: Certo. Come minimo ero innamorata. Io sono sempre innamorata, di qualcuno, di qualcosa, capisci? Se riuscissi a fare sesso, soltanto sesso, mi sarei guadagnata da vivere in un altro modo invece di spacciare.
Giulia: Ecco, un’altra volta!!! Una che scopa che cos’è, per forza una puttana?
Ornella: Ma no, Giulia, oggi sei estremista in una maniera incredibile…
Giulia: Sto dicendo semplicemente: non vorrete venirmi a raccontare che in quarant’anni non avete scopato mai senza amore!!! Ma cosa siamo, sante qua dentro? Anche in poche ore si può creare un’attrazione che non è solo una questione di sesso.
Ornella: Non si tratta di essere sante, però siamo, per fortuna, fatte in modo diverso e non è una questione di moralismo, però generalmente ho fatto sesso con persone che mi piacevano complessivamente. Magari una persona puoi averla conosciuta da poche ore, ma anche in poche ore si crea un’attrazione che non è solo una questione di sesso.
Giulia: Ma semplicemente perché la sfera sessuale comprende anche delle emozioni, e allora si può dire che tutti l’abbiamo fatto per amore.
Ornella: No, non è vero, perché ci sono molte persone che affermano che per loro la cosa più importante è il sesso. Per me il meccanismo dell’attrazione sessuale non è così immediato e non è dato affatto dall’aspetto fisico, dalla bellezza, perché basta che poi uno apra bocca e qualcosa non funzioni… e il mio interesse scende a zero, zero. Tanto è vero che, guarda, mi sono spesso piaciuti gli uomini più brutti che quelli belli che ho conosciuto.
Paola: Ma lì dipende anche dall’età, a vent’anni ragioni in un modo, a trent’anni in un altro e a quaranta in un altro ancora. Diventi sempre più selettivo…
Io poi non ho esperienza di quello che farò dopo il carcere, perché in questo senso è la prima volta che ci entro e non sono ancora mai uscita. Di tutte le amiche mie che ho sentito e con le quali sono rimasta in contatto, che sono state in carcere, nessuna è riuscita ad avere rapporti subito, nessuna. Anzi, anzi. Alcune, se prima erano un po’ "libertine", poi diventano ancora più esigenti, proprio perché hai altre cose da sistemare, la libertà da assaporare, la tua vita da riprendere in mano, quindi delle difficoltà effettive. Non dico che il sesso passa in secondo piano, però non è che scatti subito questo meccanismo, non hai neanche questa fretta. Finché siamo qui ci pensiamo: appena esco, faccio di tutto. Ma non succede quasi mai, credo, anche se non lo posso dire personalmente. Io fuori ho delle persone, con cui sono in contatto, che appartengono alla mia vita passata, con cui potrei anche fare del sesso, bisogna vedere poi, io non so quanto sono cambiata, non so se sono la stessa persona di prima. Sicuramente non è che la prima volta che vado fuori, il primo che trovo per strada…
Cosa intendiamo per “pedofilia”? Ci sono persone che abusano i bambini e vanno duramente punite. Ciò non esime dall’indagare i motivi di devianza, anzi obbliga a farlo. Si tratta sicuramente di una sessualità malata. Ma la sessualità non è un mondo conchiuso, causa ed effetto di se stessa. Essa è indissolubilmente legata al mondo emotivo dell’individuo, ai sentimenti, alla sua stessa storia. L’alterazione emotivo-sentimentale, come il buon vissuto, ha dirette conseguenze nella sfera sessuale. Negative la prima, positive l’altra. Prediligere il rapporto - prima emotivo e poi sessuale - con individui immaturi quali i bambini, è confessare la propria stessa immaturità e denuncia una forte difficoltà ad affrontare rapporti relazionali paritetici. Spesso il pedofilo è un bambino che vive un corpo adulto. Naturalmente nessuna giustificazione sotto il profilo etico, sociale e giuridico. Ma dobbiamo indagare e tentare di capire, sia per non destinare le misure repressive al fallimento che per individuare i più adeguati interventi preventivi e curativi . Dunque il pedofilo è un bambino con vissuto, malizia, forza fisica, cinismo di un adulto. La sua pericolosità sta proprio qui, nel modo in cui egli ritiene paritetico il proprio rapporto con i bambini veri. E’ un bambino bloccato nella sua crescita emotivo-sentimentale e va sbloccato. La figura che mi viene in mente è quella di un bambino che si ferma davanti ad un muro ed una nebbia fitta non gli consente di vedere oltre. Ma lui neppure ci prova a guardare poiché sembra intaccata la sua curiosità, il rapporto col futuro, l’idea stessa di crescita. Vive in uno stato fobico contrapposto al naturale scorrere della vita e predilige lo status quo come rifugio da ogni pericolo. Questa è la sua realtà fantasmatica che ogni giorno convive e si scontra con la sua vita reale, fatta anche di relazioni con altri adulti. Ma queste sono da lui vissute in modo inadeguato col crescere del grado di prossimità e di intimità dei rapporti. Ed infatti non maturano mai davvero, e la fobia assume la funzione di guardiano del suo mondo infantile nel quale intimamente continua a vivere. Lì cerca e coltiva le vere relazioni. Spesso egli crede di amare la sua vittima e trova naturale la prossimità intima fino all’atto sessuale. Un mondo fantasmatico squilibrato sul lato del piacere dove la censura della norma lavora male e con poca efficacia, quasi sempre intercettata ed offuscata nel delirio di onnipotenza del dio-bambino.
Altro è lo stupro e la violenza fisica, l’atto predatorio occasionale di cui si parla in questi giorni. La pedofilia cerca vittime molto più piccole e nell’ambito di conoscenze, spesso anche familiari. Cova e si alimenta in un rapporto, per quanto malato, ma pur sempre in un rapporto con la vittima. L’atto predatorio fonda sulla violenza fisica, su costrizione e minaccia. La pedofilia sulla pressione psicologica e sulla persuasione. Confondere le due fattispecie di violenza destina al fallimento ogni tentativo di rimediarvi. Individuare stessi rimedi per due cose così diverse e solo sul piano repressivo, consegue il triste risultato di una rassicurazione illusoria mentre le vittime potenziali restano sempre più insicure e non protette.
Un modo di affrontare problemi così delicati che mette tutti di fronte a quel muro con lo stesso empasse psicologico del bambino che oltre la nebbia si rifiuta di guardare.
Da Caparezza arriva l’invito a riflettere. Le scimmie Bonobo liberano il desiderio sessuale rendendo la società meno violenta e più collaborativa. Di fronte a cibo limitato, molte specie animali gestiscono il conflitto attraverso strutture gerarchiche e parentali, fondate per lo più sul dominio del più forte. Le periferie sociali, deboli ed estranei, moriranno. Le scimmie di Caparezza non hanno invece dubbi: festeggiano il dono per quello che è, anche se poco e limitato, tuffandosi in una sfrenata orgia senza alcuna distinzione fra maschi e femmine. Subito dopo dividono equamente il cibo a disposizione.
Freud ritiene la conservazione della specie umana ordinata dal principio della “sublimazione” dell’attività sessuale repressa in comportamenti socialmente utili. Lì individua una caratteristica umana peculiare e la distanza dagli animali. La soddisfazione sessuale non repressa finirebbe per annientare l’umanità e promuovere, paradossalmente, l’istinto di morte a scapito della conservazione della specie. Da qui necessità di leggi e gerarchie, pur con tutte le contraddizioni insite nel rapporto tra desiderio e repressione.
Marcuse in Eros e civiltà vi si oppone. Egli attaca la filosofia freudiana proprio sul punto della “sublimazione”. Ne sottolinea la perversione innaturale e la conseguente carica di aggressività e violenza negli uomini. Il grado si competitività delle società animali ed umane è direttamente proporzionato al grado di violenza (repressa o manifesta che sia) che esse promuovono. Queste si reggono quasi sempre sulla rigorosa divisione di genere, punendo severamente ogni tentativo di contaminazione fra mscolino e femminino.
Nelle società competitive la “Legge” appare come indispensabile strumento di regolazione delle attività. Ma c’è un inganno che Lacan svela quando sottolinea la funzione propulsiva della trasgressione direttamente connessa alla idea di precetto. Lacan riporta una meditazione di San Paolo tratta dal Nuovo Testamento, Lettere di san Paolo (Rom. 7, 7-11):
“Che diremo dunque? Che la legge è peccato? No certamente! Però io non ho conosciuto il peccato se non per la legge, né avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: Non desiderare. Prendendo pertanto occasione da questo comandamento, il peccato scatenò in me ogni sorta di desideri. Senza la legge infatti il peccato è morto e io un tempo vivevo senza la legge. Ma, sopraggiunto quel comandamento, il peccato ha preso vita e io sono morto; la legge, che doveva servire per la vita, è divenuta per me motivo di morte. Il peccato infatti, prendendo occasione dal comandamento, mi ha sedotto e per mezzo di esso mi ha dato la morte.”
Una doppia funzione della legge quindi, potenziamento improprio del desiderio e repressione dell’atto istigato.
Dunque, gerarchie più rigide, controllo della vita sui poli nascita-morte attraverso l’accerchiamento culturale della femmina e della funzione riproduttiva con leggi morali e giuridiche. La competitività, così come la conosciamo, sembra regolarsi sul termometro felicità-infelicità. Più l’uomo è collaborativo più è felice e semplice. La comunicazione-propaganda diventa strumento capace di insidiare desideri artificiali (mancanza, frustrazione, sensazione di infelicità) per stimolare produzione di beni dalla funzione sedativa . Cardine su cui ruota questa civiltà mercificata di cui andiamo pagando i costi. La ronda nelle città diventa non tutore ma proprietario del territorio, la femmina non debolezza da difendere ma proprietà da conservare. Le ronde sono la premessa strutturale (gerarchica e di gruppo ) per imbrigliare il pesante disagio sociale che si acuisce assieme alla crisi economica. Solo un assetto sociale collaborativo consentirebbe di pagare meno in questa crisi ed uscirne con danni limitati. Ma scelte politiche miopi e sciagurate puntano su divisioni e rivalità, accentuano l’indole competitiva nel modo più perverso fino alla violenza.
Mentre noi staremo ancora qui a scannarci, loro saranno spariti col bottino
Un poliziotto lo trattiene dal bavero, l’altro gli sistema i polsi ammanettati dietro la schiena. La gente infuria tutt’intorno, grida una rabbia secolare. Chissà da quanto covata nella solitudine di ognuno, adesso condensa in una solidale ribellione al mostro. Vorrebbero lapidarlo, giustiziarlo lì, nel modo peggiore, immolarlo, crocifiggerlo. Qualcuno col sangue negli occhi sfida il cordone di poliziotti e tenta di aggredirlo, di tuffarsi nello slancio rabbioso sul quel residuo di umanità rannicchiata tra sei gambe che tentano di condurlo in caserma. L’uomo è accusato di aver violentato una ragazza di quattordici anni e di aver massacrato di botte il suo fidanzatino di sedici. Perdoniski Gu mostroski è il suo nome, le prove a suo carico, schiaccianti. Ora è seduto di fronte alla scrivania del Sovrintendente con quattro ispettori di polizia a guardia. Parla un italiano strascicato ed approssimativo. L’ispettore Ventura lo incalza con una sequela di domande e tenta di strappargli una confessione. La ragazza lo ha riconosciuto per la sua statura e per quella capigliatura riccia e bionda. Inconfondibile, ha sottolineato la ragazza. Poi, l’esame del DNA, le impronte sul telefonino senza scheda sim ritrovato sul luogo dell’aggressione non daranno più alcun valore alle parole, alle menzogne, all’innocenza che l’uomo continua a reclamare con inaudita spregiudicatezza. Sfida all’umana pazienza, prima ancora che ai diritti, alle garanzie d’un paese civile. Ed infatti - pensa l’ispettore Ventura - quel figlio di puttana d’un rumeno ha fatto sparire la sim per confondere le indagini. Ma cosa cazzo dici ispettore, sostiene l’autore del racconto, che senso ha perdere un telefonino di proposito senza scheda? Se lo ha perso davvero, ed allora non può aver premeditato di perderlo predisponendolo senza scheda. Oppure lo ha messo lì di proposito, e come un gran coglione semina indizi a suo carico ma sta attento che non siano molto precisi? Un telefonino, sì, ma cazzo, dai, senza scheda sim!
Ma l’ispettore Ventura ormai è su di giri, attorno è una gara fra i colleghi a chi s’incazza di più, alle torture che ognuno va pensando a carico del mostro, che già il nome lo disse chiaro sin dalla nascita ciò che sarebbe diventato, no?. L’ispettore Tortura vorrebbe invece rendergli la violenza e l’oltraggio di persona, immaginando un contrappasso dantesco. Lo farebbe lì, sul momento. L’eccitazione nella stanza è soda come un uovo, tagliarla a fette ecco, sarebbe la più naturale delle banalità da dire. Ed infatti va detta. Ormai Ventura è fuori dalla grazia di Dio e se quel porco non confessa nei prossimi due minuti succede l’inferno. Gu Mostroski continua a balbettare la sua innocenza, che era lì, che passava nel parco ed ha sentito delle grida ed è accorso. C’era una ragazza che piangeva ed un ragazzo a pochi metri che si rialzava da terra e perdeva sangue dal naso. Allora lui ha tentato di avvicinarsi per soccorrerlo. Era a circa dieci metri e mentre alzava l’andatura perché egli stesso spaventato dalle grida, dal sangue e dalla scena violenta, il ragazzo incominciò a gridare a sua volta, scappando in senso opposto. Anche la ragazza passava allora dal pianto alle grida, in modo isterico ed inconsulto. Gu mostroski non sapeva più che fare e tentò di dire qualcosa ma i due ragazzi sembravano terrorizzati e non ascoltavano un bel nulla. Mentre erano tutti lì, terrore e sgomento catturavano come dentro una trappola per topi ogni tentativo di comunicazione, quando dai cespugli spuntarono prima due e poi altri tre poliziotti armati fino ai denti. Gu mostroski fu arrestato ed i ragazzi soccorsi.
A quest’ultime parole di Gu mostroski l’ispettore Ventura cedette definitivamente e gli sferrò un diretto nello stomaco. Appena riavutosi, Gu mostroski fu attinto da una testata sul viso talmente violenta da lasciarlo svenuto per oltre 5 minuti. Talmente veloce che non si saprà mai di chi fosse davvero il capoccione colpevole, se quello del Ventura o l’altro del Tortura. Voci vorrebbero la paternità del giusto ed equo atto risarcitorio, a cura del sovrintendente in persona. Gu Mostroski confessò tutto ciò che volevano i poliziotti nei successivi due minuti e ci fu verbale firmato e controfirmato con tanto di bolli e timbri. Poche ore dopo il PM Iosotuttoprima, firmò anch’egli. Firmò la conversione del fermo in arresto che il GIP convalidò quella stessa notte. Il Tribunale del riesame, pure chiamato in causa qualche giorno dopo, decretò indispensabile la custodia cautelare in carcere, tenuto conto dell’efferatezza con cui l'atto atroce fu commesso e perché sussistevano concrete possibilità di reiterazione del reato e di fuga dell’indagato. Ed anche le prove potevano essere manipolate a giudizio del Tribunale, non si comprende bene come, ma sta di fatto che così fu decretato.
Passata una settimana, l'esame del DNA dimostrò incompatibilità tra quello dell'indagato e quello del campione esaminato. Ulteriori rilievi scientifici dimostrarono che le impronte digitali rilevate sul cellulare ritrovato sul luogo dei fatti non erano dell’indagato Gu mostroski .
I giornali, un po' delusi, smisero di parlarne e qualche direttore apostrofò il cronista di nera intimandogli di portargli degli stupri d’oc e se proprio non ne trovava, diamine, che si stuprasse una sorella, una cugina, cazzo!. Mai possibile che tutti ne trovano di buoni e autentici - di stupri intendeva il direttore - e solo lui portava in redazione delle bufale? Ma allora era meglio tornare a parlare di carrette del mare o di cani randagi che aggrediscono bambini in periferia, no?. Quando disilludi la gente nella sua mortifera, libidinosa, assetata voglia di mostruosità, te la ritrovi depressa a sbavare davanti ai videopoker, ed incomincia a disertare le edicole… cazzo, cazzo, cazzo!!